FOCUS ON MICHEAL ACKERMAN – PWNY 2016 – June 12-18

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In this new “focus on” post we are going to present another photographer who will teach in the next seventh edition of Photo Workshop New York  from June 12 to June 18, 2016: Micheal Ackerman.

Micheal is born in 1967 in Tel Aviv and at the age of seven he has moved to New York with his family. A self taught photographer,  he soon began working in the streets, in nightclubs and in the dock area of New York.

In 1998 the photographs he took in India during the year 1993-1994 ended up in a book entitled “End Time City,” which earned him the Infinity Award from the International Center of Photography in the young photographers category.

In 1999 “End Time City” received the Nadar prize as the best photographic book of the year. This work explores a wide range of thematic from the question time to the death with his unmistakable black and white. In black and white he made his mark with his unique approach, creating grainy enigmatic images as reflections of his personal introspective visions.

 

In the following years he worked in Poland, in Marseilles, in Naples and in Havana. In 2001 he published his second book “Fiction” with Delpire. In 2009, he won the SCAM Roger Pic Award for his series “Departure, Poland”.

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His last book “Half Life” has been published in 2010 again by Robert Delpire.

He has been represented by VU Gallery in France and the Agenzia Grazia Neri in Italy, after he decided to take his own way.

In 2014, he collaborated with Vincent Courtois, cellist, and Christian Caujolle, behind the project, in a show called “L’intuition” which proposes a dialogue between photography and music creation. This show was presented, in particular, as part of the festival Banlieues Bleues and for the Rencontres d’Arles 2014.

 

So, after this little tour about his life here are some questions we asked to Michael trying to know him better and to understand who he is.

Photo_Profile_AckermanEnjoy the interview!

PWNY: How did it all start for you with photography? What are your memories of your first shots?

MA: I remember the first time I brought a camera to high school. I was 17. I took pictures of the kids that I was too shy to be friends with. Then I had the film developed and gave them little prints. I think I felt a slight sense of power. And it felt good to hide behind the camera and look at people. And it felt good to get a little closer to them.

PWNY: How did your personal research evolve in time? Starting from your first projects to your current work?

MA: The look of my pictures evolved, my interests and obsessions have evolved, but what what remains constant is the need to enter and explore different worlds, spaces, lives, my own included and try to get deeper. It’s endless.

PWNY: How would you describe yourself as a photographer?

MA: Obsessive. Intuitive. My work is not very preconceived. I wish to be surprised by my pictures. I wish for them to reveal something to me. Something I can sense but not necessarily see. I’m open to accidents, to mistakes. I’m very interested in sequencing and editing and building narratives with pictures.

PWNY: Your future students know you as a photographer, what should they expect from Michael Ackerman the educator? What kind of teacher and mentor do you think you are?

MA: In my workshops I try to understand each participant’s individual vision, mentality, sensibility. I try to challenge them to break some borders that they may be confined by. I wish to inspire them to consider new possibilities for their work. It’s important for me that all the participants feel that their voice is valid and equal in the workshop. It should be a collaboration, not a lecture. I wish that each participant leaves feeling a little more free.

PWNY: What kind of relationship do you have with the city of New York? Do you have any place you are particularly affectionate with?

MA: I think New York is wild, inexhaustible, unpredictable. It’s a very good place to roam the streets, to have encounters with strangers, to get to know them. I think people are surprisingly open to be photographed, to tell their stories. It’s a good place for a workshop.

PWNY: What would you suggest to all those who are going to experience a workshop like this for the first time?

MA: Be brave and be honest.

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Enrollment for the seven-day workshop with Michael Ackerman in New York is open!

For more information you can check the workshop page or contact us directly at info@photoworkshopnewyork.com.

The workshop is open to everyone — of any age, nationality and level of photographic experience. We hope to see you at PWNY 2016!
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// versione italiana  //

In questo nuovo “focus on” vi presentiamo uno degli altri docenti della settima edizione di Photo Workshop New York : Micheal Ackerman, che condurrà un workshop dal 12 al 18 giugno.

Micheal nasce nel 1967 a Tel Aviv e si trasferisce con la famiglia a New York all’età di sette anni. Da fotografo autodiatta, inizia presto a fotografare per strada, nei club e nelle zone portuali di New York. Nel 1998 una serie di fotografie realizzate in India tra il 1993 e il 1994 vanno a realizzare il libro “End Time City”, con il quale Ackerman vince il prestigioso Inifity Award dell’International Center of Photography, nella categoria giovani fotografi emergenti. Nel 1999 “End Time City” riceve il premio Nadar come miglior libro dell’anno. Il progetto esplora una varietà di tematiche, dalla questione del tempo alla morte, con l’inconfondibile stile e bianco e nero che diventerà la firma di ogni lavoro successivo di Ackerman. Immagini cupe, enigmatiche e granose, diventano una riflessione della sua visione introspettiva.

Negli anni successivi Ackerman lavoro in Polonia, a Marsiglia, Napoli e all’Avana. Nel 2001 pubblica il suo secondo libro “Fiction” con l’editore Delpire. Nel 2009 vince  tlo SCAM Roger Pic Award per la serie “Departure, Poland”.

Il suo ultimo libro, “Half Life”, viene pubblicato nel 2010 nuovamente da Delpire.

Ackerman è stato rappresentato dalle agenzie VU, in Francia, e Grazia Neri, in Italia, fin quando non ha deciso di lavorare da solo senza intermediari.

Nel 2014 ha collaborato con il violoncesslita Vincent Courtois, e coil curatore Christian Caujolle, per uno spettacolo chiamato “L’intuition”, che propone un dialogo tra la fotografia e la creazione musicale. Lo show è stato presentato durante il festival Banlieues Bleues e al festival Rencontres d’Arles nel 2014.

Dopo questo breve riassunto delle tappe principali della sua lunga carriera, abbiamo deciso di fare a Michael qualche domanda diretta per farvelo conoscere più da vicino…

PWNY: Com è iniziata la tua passione per la fotografia? Quali sono i tuoi primi ricordi legati ai tuoi primi scatti?

MA: Mi ricordo la prima volta che mi sono portato la macchina fotografica a scuola. Avevo 17 anni e ho fotografato i ragazzi con i quali mi sarebbe piaciuto fare amicizia, ma ero troppo timido per farlo. Dopo aver sviluppato il rullino, ho regalato a quei ragazzi delle piccole stampe. Credo di aver provato un leggero senso di potere. E mi ha fatto sentire bene potermi nascondere dietro la macchina fotografica, guardare le persone e potermici avvicinare in questo modo.

PWNY: Come si è evoluta la tua ricerca personale dal tuo primo progetto ai tuoi attuali lavori?

MA: L’aspetto delle mie fotografie si è evoluto, i miei interessi e le mie ossessioni sono cambiati, ma quello che rimane costante è il bisogno di entrare ed esplorare mondi diversi, spazi e vite, la mia inclusa, cercando di andare più a fondo. È un processo senza fine.

PWNY: Come ti descriveresti come fotografo?

MA: Ossessivo. Intuitivo. Il mio lavoro non è predeterminato. Vorrei essere sorpreso dalle mie fotografie. Vorrei che loro mi rivelassero qualcosa di nuovo. Qualcosa che posso sentire, ma non necessariamente vedere. Sono aperto al caso e agli errori. Sono molto interessato alle sequenze e all’editing e a costruire storie con le mie immagini.

PWNY: I tuoi futuri studenti ti conosceranno come fotografo, ma cosa dovranno aspettarsi da MA come educatore? Che tipo di insegnante e mentore pensi di essere?

MA: Durante i miei workshops tento di capire la visione individuale di ogni partecipante, la loro mentalità e sensibilità. Tento di portare ogni partecipante ad andare al di là dei propri limiti per portarli a tentare nuove possibilità per i loro progetti. È importante per me che ogni partecipante durante il workshop senta che la propria voce ha importanza e vale allo stesso modo. Dovrebbe essere una collaborazione reciproca e non una lezione a senso univoco. Mi piacerebbe che ogni partecipante si lasciasse andare in modo libero.

PWNY: Quale tipo di relazione hai con la città di New York? Hai un posto a cui sei particolarmente affezzionato?

MA: Credo che New York sia selvaggia, inesauribile e imprevedibile. È un ottimo posto dove uscire per le strade, incontrare e risucire a conoscere persone sconosciute. Credo che le persone in questa città siano incredibilmente aperte ad essere fotografate e pronte a raccontare la loro storia. È un ottimo posto per un workshop.

PWNY: Che cosa suggereresti a tutti quelli che si apprestano a fare l’esperienza di un workshop come questo per la prima volta?

MA: Di essere coraggiosi e di essere onesti.

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Le iscrizioni al workshop con Michael Ackerman a New York sono aperte e sono disponibili gli ultimi posti (massimo 12 partecipanti), sul sito di Photo Worskhop New York tutte le informazioni su programma e costi! Per maggiori informazioni: info@photoworkshopnewyork.com

Il workshop è aperto a tutti senza distizione di età, nazionalità, sesso o esperienza fotografica.

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