PWNY 2013: “A-Z of Photography” Day 3: July 17th

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Day 3 was full of exciting surprises and lots of growth from the students! Everyone arrived with a clearer sense of direction, which was apparent in their new images. Donald spoke a great deal about not letting choices, like your focal length, dictate so much of the image. In Tuesday’s class he asked multiple students to tape their lenses into a fixed position, so as not to be tempted to create work voyeuristically, from a distance. This advice appeared to serve them well and it seems like the line of timidity was broken. Today he shared an antidote about Eugene Richards working on his ‘Cocaine True, Cocaine Blue’ book, where Eugene had to learn how to anticipate a photograph, instead of running back and forth in response to certain activities. He spoke of how Eugene learned to plant himself in one room for long periods of time, knowing that things would eventually come to him. This method of working seems particularly relevant for a few of our students, like Bea, who is sitting in hotel lobbies for hours waiting for the perfect exemplifying moment to capture.

“What am I trying to say?” became the question of the day. As each student showed work, they were required to concisely and meaningful answer this question. Donald believes that having the ability to quickly summarize your project in an impacting way is one of the most necessary steps in gaining attention, funding and support. It also helps bring clarity to your process by forcing you to really consider your intentions and concepts.

One of our students, Zoraida, has been trained in traditional print journalism. Her biggest obstacle this week has been eradicating some of that formal training and the “one good image” mode of shooting, so that she can see the bigger picture and create a cohesive body of work. Donald’s advice to her was to “turn off your photographer brain and turn on your Zoraida brain!” He also offered lots of advice on portraiture, roleplaying and inventing stories, coming up with stories about your work as a way to create a narrative arc for editing and the use of devices to create continuity.

After a short break, the class had the opportunity to meet and have a short lecture by the amazing photographer Ashley Gilbertson. His passion for his work is so tangible and inspiring, so we expect that the students should come in with some great new work tomorrow! Ashley spoke about the progression of his work, collaboration, editing, publishing, pitching and failure. He also spoke of finding the subject that brings meaning to your life and pursuing it completely.

Don’t forget to check back tomorrow for more updates and some pictures by the gooooorrrrrrrgeousss Lauren Schneiderman!

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Il 3 ° giorno e’ stato pieno di sorprese emozionanti e di un sacco di progressi da parte degli studenti! Ognuno è arrivato con un senso della direzione più chiaro, come si e’ potuto evincere dalle loro nuove immagini. Donald ha sottolineato l’importanza di non lasciare che siano le scelte, come la lunghezza focale, a guidare l’immagine. Durante la lezione di Martedì ha chiesto a più studenti di mettere dello scotch sulle lenti e bloccarle in una posizione fissa cosi’ da evitare la tentazione di creare una foto voyeuristica, scattata da una certa distanza. Questo consiglio si è rivelato efficace e sembra che l’ostacolo della timidezza sia stato superato. Oggi ha condiviso un antidoto di Eugene Richards alle prese con il suo libro ‘Cocaine True, Cocaine Blue’, dove Eugene ha dovuto imparare ad anticipare una fotografia, invece di correre avanti e indietro alla ricerca di azioni da immortalare. Ha parlato di come Eugene ha imparato a piazzarsi in una stanza per lunghi periodi di tempo, sapendo che alla fine le cose sarebbe arrivate da lui. Questo metodo di lavoro sembra particolarmente pertinente per alcuni dei nostri studenti, come Bea, che deve sedersi per ore nelle hall degli alberghi in attesa del momento perfetto da catturare.

“Che cosa sto cercando di dire?” e’ diventata la domanda del giorno. Mentre gli studenti mostravano il proprio lavoro, sono stati tenuti a dare una risposta a questa domanda in maniera concisa e significativa. Donald crede che avere la capacità di riassumere rapidamente e con impatto il proprio progetto sia uno dei passi più importanti per guadagnare attenzione, finanziamenti e sostegno. Aiuta anche portare chiarezza al processo, costringendo a considerare con serieta’ le proprie intenzioni e idee.

Uno dei nostri studenti, Zoraida, ha una formazione legata alla tradizionale carta stampata. Il suo più grande ostacolo di questa settimana è quello di liberarsi da questa formazione cosi’ formale e dall’attitudine a scattare “una buona immagine”, in modo che lei possa avere una visione piu’ ampia e dare vita a una lavoro piu’ coeso. Il consiglio di Donald per lei è stato quello di “spegnere la mente della fotografa e accendere quella di Zoraida!” Ha anche offerto un sacco di consigli sui ritratti, con simulazioni e inventando storie, per riuscire alla fine a creare storie circa il proprio lavoro come un modo per creare un arco narrativo per dare vita a una sequenza e per trovare espedienti che creino continuità.

Dopo una breve pausa, la classe ha avuto l’opportunità di incontrare il grande fotografo Ashley Gilbertsone e di seguirne una breve lezione. La sua passione per il suo lavoro è stata così tangibile e stimolante che ci aspettiamo che domani gli studenti arrivino in classe con grandi lavori! Ashley ha parlato della progressione del suo lavoro, di collaborazione, editing, editoria, pitching e fallimenti. Ha parlato anche dell’importanza di trovare cio’ che da’ un senso alla propria vita e di perseguirlo fino in fondo.

Non dimenticate di controllare il blog domani per ulteriori aggiornamenti e per vedere alcune immagini della meeeeeraviglioooooosa Lauren Schneiderman!