PWNY 2013: “A-Z of Photography”, Day 1: July 15th 2013

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Day 1 of Donald Weber’s “A-Z of Photography” workshop began with an inspiring slideshow from our previous class with Maggie Steber and Erica McDonald, as well as an exciting introduction to Donald’s long-form project, ‘Interrogations’. He spoke in depth about his process and urged all of the students to begin the week by reflecting on their ideas, conceptualization and writing. He stated that “taking pictures is the easy part”, and that the ability to conceive of and communicate your idea clearly is where the potential rests. He also emphasized the value of being able to edit your work, as he believes that a good edit of bad photographs can be transformative and vice versa.

Today we also got to view our new student’s portfolios and discuss ideas for the work they’ll make during their time in the class. It was great to see that we have another incredibly diverse group of students, whose interests range from newspaper journalism to a convergence of fine art and documentary. They had some really innovative ideas for the projects they will be doing over the next 7 days and we’re excited to see the results of their first official day of shooting.

This workshop is already proving to be unique one, as Donald approaches image making from a different perspective. He spoke of some advice that was given to him by a high school advisor, who told him not to go to college for journalism because he thought Donald “sucked at photography”.  Donald followed this up by stating, “I don’t even think I’m a very good photographer- it’s less about the images for me and more about ‘why did I take this picture and why did I create it in this certain way?’ It’s about making a clear vision and using the language of photography as a tool.” He spoke of the importance of using words as a way to entice people into looking at your work, particularly in the case of grant writing, and described it as a sort of ‘strip tease’. Having studied sculpture and worked in an architecture firm, Donald considers photography from all angles and desires a fully sensual response to viewing images. His instinctual approach to art was certainly enlightening to us, and we truly hope that it will shine through the students in the final slideshow.

Check back tomorrow for updates on Day 2 and for more photographs by the lovely Lauren Schneiderman.

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Il primo giorno di “AZ of Photography”, il workshop condotto da Donald Weber, è iniziato con una stimolante presentazione dei lavori della precedente classe con Maggie Steber e Erica McDonald, e con introduzione emozionante del progetto di Donald, Interrogations. Donald ha poi parlato in modo approfondito del suo processo di lavoro e ha invitato tutti gli studenti a iniziare la settimana riflettendo sulle loro idee, concettualizzando e scrivendo. Ha detto che “fare foto è la parte facile”, e che la capacità di concepire e di comunicare in modo chiaro un’ idea è la parte dove si vede il vero potenziale. Ha anche sottolineato l’importanza di dare una corretta sequenza al lavoro, in quanto una buona sequenza di cattive fotografie può essere decisiva.

Oggi abbiamo anche avuto modo di vedere il portfolio dei nuovi studenti e di discutere le idee sui lavori che svilupperanno durante il workshop. E’ stato bello vedere che abbiamo un altro gruppo incredibilmente eterogeneo di studenti, i cui interessi spaziano dal giornalismo alla  convergenza di fotografia d’arte e documentaria. Hanno avuto idee davvero innovative per i progetti che realizzeranno nei prossimi 7 giorni e siamo entusiasti di vedere i risultati del loro primo giorno ufficiale di riprese.

Questo laboratorio sta già dimostrando di essere unico, così come unica è la prospettiva con cui Donald si accosta alle immagini. Come quando ha raccontato di un consiglio ricevuto al liceo da un suo professore, che gli aveva suggerito di non iscriversi alla facoltà di giornalismo perché pensava che Donald non fosse tagliato per la fotografia. Donald ha confermato oggi affermando: “Non credo di essere un ottimo fotografo, a me più che le immagini interessa il ‘perché ho scattato questa foto e perché l’ho realizzata in questo modo?’ Si tratta di avere un’idea chiara e usare il linguaggio della fotografia come strumento.” Ha parlato anche dell’importanza di usare le parole come modo per invogliare la gente a guardare un lavoro, in particolare nel caso di richiesta di finanziamenti, e lo ha descritto come una sorta di ‘spogliarello’. Dopo aver studiato scultura e lavorato in uno studio di architettura, Donald considera la fotografia da tutte le angolazioni e desidera una risposta pienamente sensuale alla visualizzazione delle immagini. Il suo approccio istintivo all’arte è stato illuminante per noi e speriamo vivamente che possa riflettersi nella presentazione finale degli studenti.

Tornate su queste pagine domani per aggiornamenti sul secondo giorno e per ulteriori fotografie dell’adorabile Lauren Schneiderman.