PWNY 2013: Focus on…Donald Weber / workshop in New York #3

//Scroll down for the english version of this post//

Donald Weber, fotografo della rinomata agenzia VII, condurrà il workshop “A-Z of Photography” dal 15 al 21 luglio. I dodici fortunati fotografi che faranno questa esperienza didattica avranno a che fare con uno dei fotografi di maggior talento in circolazione quando si tratta di insegnare un workshop che dia molta importanza alla parte concreta e pratica della professione del fotografo.  Fortemente interessato allo sviluppo di ogni singola fase del progetto fotografico (dalla pure idea alla sua realizzazione concreta sino alla fase finale della ricerca dei fondi per finanziare la produzione del prodotto finale), Donald Weber aiuterà ogni partecipante a diventare una figura professionalmente formata da tutti i punti di vista. La sua esperienza e passione verso la condivisione delle conoscenze sono  testimoniate dalle risposte attente che ha dato alle nostre domande.

Donald Weber

Donald Weber

1) Ti conosciamo come fotografo di successo, ma che tipo di docente incontreranno i tuoi studenti?

«Più che “insegnare”, mi piace ispirare. La fotografia non è un’attività da imparare, ma dalla quale bisogna lasciarsi coinvolgere. Quindi cerco di introdurre gli studenti verso un percorso più chiaro che li aiuti a comprendere questioni  problematiche interiori, a dare forma alla loro visione fotografica e a chiarire le loro prospettive future riguardo quello che stanno facendo e perché lo stanno facendo.».

 2) Come credi risulti utile a te l’interazione con gli studenti durante un workshop? Insegnando s’impara. Credi di accrescere le tue conoscenze e di trovare ispirazione anche tu con questa esperienza?

«Certo, adoro insegnare, altrimenti non lo farei; non siamo pagati poi molto, quindi dev’esserci un’altra ragione. Parte del piacere di insegnare un workshop è sapere che incontro sicuramente sempre un fotografo che vede le cose in maniera diversa da me, amo questo aspetto. Proprio in questo periodo sto lavorando con un ex studente su un nuovo progetto che mi sta allontanando dalla fotografia, ma sono fortemente ispirato da quello che sta facendo e dal perché lo fa».

3) Quale sarà il tuo modo d’insegnare in un workshop? Cosa cercherai di enfatizzare e di trasmettere?

«Sii te stesso, rilassati, non è tutto così complicato, sappi riconoscere i tuoi momenti di genio e lasciati condurre da questi alla scoperta di grandi storie».

 4) Cosa rappresenta oggi un workshop per un giovane fotografo?

«Non vi daremo delle risposte – non aspettatevene, ma ciò che dovereste aspettarvi è di conoscere un punto di vista, qualcuno che ha già acquisito una prospettiva lucida e delineata. Questa per me è la cosa più importante, apprendere dagli altri ciò che poi ci aiuterà a creare il nostro personale punto di vista».

 5) In un momento in cui sempre più fotografi cercano di “sfondare”, dicci cos’è per te il successo.    

 «Di certo tutti vogliamo diventare fotografi famosi rappresentati dalle migliori agenzie, lavorando per i migliori media ed esponendo nelle migliori gallerie. Ma ho abbandonato da molto quel desiderio e credo che il vero successo abbia a che vedere con la libertà, mi procuro la libertà di cui ho bisogno per fare il lavoro che voglio fare, e non quello che gli altri mi dicono di fare. É tramite la libertà che si creano opportunità e dalle opportunità dipende il tuo futuro».

6) Quando sei entrato in contatto con la fotografia decidendo di farne una parte fondamentale della tua vita?

«Luuuunga storia. Ma ve ne darò una versione concisa. Credo che nascere nel 1973  sia stata una grande fortuna, perché ho avuto l’opportunità di vivere e comprendere alcuni dei periodi più importanti della storia contemporanea come molti eventi degli anni ‘80 e dei ‘90. Il mio primo vero momento di dubbio, quando anche mi sono reso conto del misterioso sapere di mio padre, è stato quando, a 11 anni, ci trovavamo a guidare in prossimità di un campo da hockey su ghiaccio o qualcosa del genere dove si trovava a giocare una squadra in visita dell’Unione Sovietica. Mio padre si avvicinò a me e mi sussurrò: “Queste persone non hanno il burro”. Niente burro! Che affermazione ridicola! Perché non dovrebbero avere il burro? E quindi la mia ricerca per scoprire dov’era finito il burro è iniziata….e da allora sto ancora cercando».

7) In che modo la scelta dei soggetti dei tuoi progetti riflette chi sei e il tuo essere fotografo? Per te la fotografia è solo una professione o anche una parte della tua personalità?

«Fotografo perché mi piace farlo. Credo sia difficile separare i due ambiti, ma naturalmente la vedo come il mio lavoro, è il mio modo di procurarmi da vivere, di mandare avanti la famiglia ecc., quindi penso sia entrambi. Fotografo qualcosa perché ha per me un significato, quindi forse è strettamente personale; riguarda sempre qualcosa che sono personalmente interessato a comprendere e conoscere».

Weber è un fotografo cosciente della propria posizione all’interno del panorama fotografico e mediatico in cui opera; per questo ha assunto con gli anni un’identità professionale integra e compatta e vuole trasmettere, nel workshop, le condizioni e le esperienze che gli hanno permesso di costruirsi. Per questo è un docente estremamente utile a qualsiasi giovane fotografo che sia alla ricerca di una propria visione caratteristica che gli permetta di distinguersi.

//////////////////////////////////////////////////////////////////////

ENGLISH VERSION

Donald Weber, photographer of the renewd VII agency, will held the workshop “A-Z of Photography” from July 15th to July 21st. The twelve lucky photographers who will live this educational experience will have the opportunity to be in contact with one of the best photographer around when it comes to teaching a workshop which stresses the importance of the concrete and practic aspects of the profession.   Dondld Weber, highly interested in the developmnet of every single step of the photographic project, will help each participant to become a professionist complete from all the points of view. His experience and passion for sharing his knowledge are testified from the careful answers he gave to our questions.

Enjoiy!

1) We know you as an accomplished photographer. But what kind of teacher will your students meet?

«I don’t like to “teach,” but I do like ti inspire. Photography is not a pursuit to be learned but it is one that can be incredibly engaged when you are. So, I look to show students a clearer path, perhaps help to unfurl knotty areas in their brain, help to shape a vision, to get them to see with more clarity where they should be going and why.

2) What do you get out of the workshop in your interaction with the students? Teaching is a two way street. Do you get inspired as well?

«Yes i love it or else I wouldn’t be doing it; we don’t get paid all that much so there has to be another reason. Part of the pleasure in doing the workshops is that I always come across a photographer who to me is seeing things n a different manner, I love that. I am currently working with a former workshop student on a new project that is taking me away from photography but I am highly inspried by what he was doing and why he’s doing it.»

3) What will be your personal teaching style for the workshop? What will you emphasize?

«Be yourself, relax, it’s not all that difficult, know when to recognize your eureka moments which leads you to discovering great stories.».

4) What value do you give today to attending a workshop for a willing photographer?

«We won’t give you the answers – nor should you be expecting them, but what you should be expecting is to see a point of view, someone who has achieved clarity of vision. This to me is the most important, to learn from others which then informs your own personal point of view.»

5) When so many photographers are interested in “making it”, what is success for you?

«Sure we all want to be famous photographers represented by the best agencies, working for the best media and showing work at the best galleries. But I long ago ditched that desire and really success is about freedom, creating the freedom that I need to do the work that I want to do, not what other people tell me to do. It’s about freedom, which makes opportunity; opportunity makes your future.».

6) How did you first come in contact with photography and decide to make it a fundamental part of your life?

«Looooong story. But I will share an abridged version. I see my age as almost being perfect, born in 1973 allowed me a lot of opportunity to be just old enough to understand and view through the news major historical events that were happening in the 1980’s and 1990’s. My very first “quizzical” moment where I finally saw through the insoluble knowledge of my father when I was 11 years-old, we were driving by an ice hockey rink or something like that where a visiting team from the Soviet union was playing. He leaned over to me and whispered, “those people don’t have any butter.” No butter! What a ridiculous statement! Why wouldn’t they have any butter? And so, my quest to find out where the butter was, was born…. I have been looking ever since.»

 7) How does your choice of subject matter for your books/projects reflect on who you are as a person/photographer? Is photography personal or professional for you?

«I do it because I like to do it. It’s difficult to find a separation but I also see it as my profession, this is how I make a living, feed the family, etc., so yes it’s both. I photograph something because it means something for me, perhaps it’s personal but it;s always about something that I am personally engaged in understanding.»