PWNY 2013: Focus on…Stefano De Luigi e Ippolito Simion / Workshop #2

#PWNY2013

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Ecco come si sono confrontati con le nostre domande Stefano De Luigi e Ippolito Simion, il duo che condurrà, dall’8 al 14 luglio,  “New York E-motion” un workshop tutto nuovo in cui le capacità dei due docenti, un fotografo e un video maker, dialogheranno con quelle degli studenti favorendo la produzione di un progetto univoco e coerente.

Stefano De Luigi, Ippolito Simion

Stefano De Luigi, Ippolito Simion

1) Ti conosciamo come fotografo (Stefano) e video maker (Ippolito) di successo, ma che tipo di docente incontreranno i tuoi studenti?

Stefano: «Un insegnante curioso del loro lavoro, che cercherà di stimolarli anche con dei giudizi forse duri ma sempre sinceri che gli permetteranno di crescere».

Ippolito: «Troveranno un tecnico che prende le sue decisioni sempre con una buona ragione espressiva alla base, un insegnante che cercherà di legare la volontà espressiva della creazione dello studente al bisogno comunicativo del progetto. Una dote da tutti apprezzata è la pazienza, ne porterò molta nel mio bagaglio per cercare di essere il più possibile a disposizione delle idee altrui».

2) Come credi risulti utile a te l’interazione con gli studenti durante un workshop? Insegnando s’impara. Credi di accrescere le tue conoscenze e di trovare ispirazione anche tu con questa esperienza?

Stefano: «Credo mi aiuterà a rivalutare alcuni aspetti della mia visione fotografica (a volte succede; i giovani sono molto più dotati di libertà di pensiero e di forza espressiva, ma tuttavia sono ineducati)».

Ippolito: «Sarà una grande opportunità, lo scambio crea sempre cose nuove. Anche solo un’ispirazione nuova, o una nuova amicizia. Avremo tutti, insegnati e studenti, la possibilità di crescere e giocare con le nostre passioni. La fantasia è un muscolo che deve rimanere in esercizio».

3) Quale sarà il tuo modo d’insegnare durante il  workshop? Cosa cercherai di enfatizzare e di trasmettere?

Stefano: «Passione alla base di tutto».

Ippolito:  «Lavorerò molto sul materiale cercando vie espressive in linea con la guida di Stefano e con le scelte degli studenti. Cercherò quante più alternative per arrivare al risultato finale con la complicità di tutti e rimarrò a disposizione degli studenti per chiarimenti tecnici e curiosità».

4) Cosa rappresenta oggi un workshop per un giovane fotografo?

Stefano: «Aiuta certamente a migliorare la propria visione fotografica».

Ippolito: «Se ti piace quello che facciamo e vuoi vedere chi siamo e capire come ci siamo arrivati… è un’ottima occasione. Forse l’unica a New York.».

5) In un momento in cui sempre più fotografi cercano di “sfondare”, dicci cos’è per te il successo.

Stefano: «Libertà d’espressione».

Ippolito: «Il bello del successo è Di Caprio. La cosa brutta sono i Take That. Sarebbe interessante vivere di nuovo un mondo in cui lo scroscio degli applausi sinceri potessero stabilire univocamente il successo. Potremmo seguire le grida di giubilo per ritrovarci davanti a spettacoli stupefacenti invece che a soubrette siliconate. No veramente… mi terrorizza la prospettiva di Banksi, le cui opere vengono strappate via insieme ai muri che le ospitano, per finire in qualche collezione privata solo per stabilirne un prezzo (che non è il “valore” dell’opera). Il successo dovrebbe essere sempre di chi non ce l’ha, come il pane coi denti».

6) Quando sei entrato in contatto con la fotografia e la tua professione decidendo di farne una parte fondamentale della tua vita?

Stefano: «Molto presto verso 17 anni per caso non ricordo più come ma avevo sempre una macchina fotografica con me fotografando ossessivamente molti momenti della mia vita. Ho deciso di farne la mia vita verso i 20 anni, abbandonando l’università ed iscrivendomi ad un  corso di fotografia».

Ippolito: «Sono nato da mamma e papà fotografi, a dodici anni ho pubblicato il ritratto di un mio bidello della scuola media sul Manifesto. La mia compagna è una fotografa. Io no…e a scuola andavo malissimo».

7) In che modo la scelta dei soggetti dei tuoi progetti riflette chi sei e il tuo essere fotografo/video maker? Per te la fotografia/il video è solo una professione o anche una parte della tua personalità?

Stefano: «La mia ricerca fotografica credo rifletta in pieno la mia persona. Scelgo spesso soggetti marginali, letterari che hanno una materia interdisciplinare anche con altre arti visive con la sociologia a volte. Questo enorme minestrone sono io, la fotografia per me è personale se non la pratico…. è un segno di malessere profondo».

Ippolito: «Credo non si possa scindere da un punto di vista, non credo esistano posizioni oggettive. Nel comunicare qualcosa a qualcuno lo si fa col proprio bagaglio di esperienze che conducono ad una posizione specifica rispetto al mondo stesso e agli altri in genere. Nel mio lavoro mi lascio guidare dalle emozioni che percepisco, e grazie agli strumenti tecnici, ai “ferri del mestiere”, cerco di imbrigliarle in un prodotto che rispecchi gli standard professionali, che si sa, sono stati approvati per la loro mera funzionalità comunicativa».

8) Dicci un film ed un libro (non fotografico possibilmente) che hanno fatto di te quello che sei oggi.

Stefano: «Apocalypse Now (Francis Ford Coppola) / Un uomo in bilico (Saul Bellow)».

Ippolito: «I soliti ignoti (M. Monicelli) / L’arte della manutenzione della motocicletta (Robert M. Pirsig)».

9) I workshop condotti allo stesso tempo da due docenti non sono molto frequenti: qual’è il loro valore aggiunto dal tuo punto di vista?

Stefano: «La somma di due visioni complementari ed indipendenti. Prima di affrontare questo workshop ho avuto modo di apprezzare la visione di Ippolito e la sua originalità, abbiamo parlato a lungo e di temi più svariati, cinema arte politica. Tutti questi discorsi hanno aumentato di fatto la stima personale e professionale che si era stabilita con la collaborazione nella creazione del multimedia “Blanco”. Questo workshop è la conseguenza naturale o meglio il proseguimento di tanti discorsi ed esperimenti teorici fatti nel corso di questi ultimi anni».

10) In che modo il tuo compagno di squadra completerà la tua visione e dialogherà con te durante il workshop?

Stefano: «Sorprendendomi come ha sempre fatto ogni volta che abbiamo collaborato insieme».

Due caratteri che lasciano pregustare un clima lavorativo molto stimolante che permetterà di rinnovare e riscoprire, oltre che le capacità fotografiche anche la propria personalità, imparando ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte anche quando queste possono sembrare azzardate; la passione alla base di tutto e soprattutto avere la capacità di riconoscerla ed abbandonarsi ad essa.

Stefano si lascia pervadere ed impressionare dalle realtà nelle quali si ritrova a vivere e i suoi lavori trasudano di questa sua empatia con i soggetti  da lui scelti, spesso isolati ed abbandonati a se stessi, di fronte ai quali i suoi scatti si pongono come un’opportunità esistenziale. Ippolito, spontaneo e disinvolto nei confronti della sua esperienza  professionale, trasmette grande sicurezza e senso di responsabilità connessi ad una lucida consapevolezza delle contraddizioni della società che osserva e nella quale si muove criticamente senza mai dissolversi in essa.  Alla sincera durezza di Stefano andrà quindi ad incastrarsi il filtro pungente e acuto dell’atteggiamento di Ippolito accogliendo e dando corpo alle esigenze degli studenti senza mai perdere lo stimolo della fantasia.

Stefano e Ippolito garantiscono la riuscita del workshop e del progetto e le loro due personalità andranno a sovrapporsi, come due disegni diversi su due vetri diversi, dando vita ad un terzo disegno che sarà il progetto finale.

NB: Per chi volesse conoscere il lavoro di Stefano De Luigi di persona ecco un’occasione imperdibile, la sua mostra alla Fondazione Stelline di Milano che inaugura il prossimo 13 aprile (ore 17:00) e sarà visitabile sino al 26 maggio 2013. Un approfondimento sul blog di Spazio Labo’!

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ENGLISH VERSION

Stefano De Luigi and Ippolito Simion will teach together, from July 8th to July 14th, “New York E-motion”, a completely new workshop in which students and teachers’ abilities will dialogue and interact in order to realize a common final project. The two teachers, a photographer and a video maker, thanks to their different formations and visions will create a constructive and sincere work team.

Here are their answers to our questions:

 1) We know you as an accomplished photographer and video maker. But what kind of teacher will your students meet?

Stefano: «A teacher interested in learning about their work, who will try to stimulate them with judgements sometimes hard but always sincere, which will allow them to grow».

Ippolito: «They will find a technician who always takes his decisions on the grounds of a good expressive reason, a teacher that will find to connect the expressive will of the student’s creation with the communicative need of the project. I’ll arm myself with a lot of patience, a quality they always appreciate, in order to meet everyone’s idea».

2) What do you get out of the workshop in your interaction with the students? Teaching is a two way street. Do you get inspired as well?

Stefano: «Go forward in my visions (sometimes it happens, young people are the most gifted in term of freedom of thinking and powerfull vision but uneducated somehow)».

Ippolito: «It will be a great chance, sharing ideas is always good to move a step forward. Even if it’s only a new idea, or a new friendship. We will all have, both students and teachers, the chance to grow and play with our passions. Imagination is a muscle that needs to be exercised».

3) What will be your personal teaching style for the workshop? What will you emphasize?

Stefano: «Passion above all».

Ippolito: « I’ll work a lot on material looking for expressive ways in line with Stefano’s ideas and students’ choices. I’ll look for as many alternatives as possible in order to reach the final result with everyone’s participation. I’ll be at students’ disposal for further technical explanations and curiosities».

4) What value do you give today to attending a workshop for a willing photographer?

Stefano: «Go forward in his/her vision».

Ippolito: « If you like what we do and if you want to see who we are and how we got there…this is a good chance. Maybe the only one in New York ».

5) When so many photographers and video maker are interested in “making it”, what is success for you?

Stefano: «Freedom of expression».

Ippolito: «The good part of success is Di Caprio. The bad part of it are Take That. It would be interesting to live in a world where the thunder of sincere applause could establish once and for all what success is. We could follow cries of jubilation and find ourselves in front of an amazing show instead of  siliconized soubrettes. No, really… Banski’s perspective scares me, his works are torn up together with the walls that houses them, to end up in some private collections only to fix a prize (which is not the real “value” of the work). Success should belong to those who doesn’t have it».

6) How did you first come in contact with photography and decide to make it a fundamental part of your life?

Stefano: «By chance. When I was 17 I always brought with me a camera and I used to obsessively photograph a lot of moments of my life. At 20 I decided to make it my life, I left university and took photography classes».

Ippolito: «I was born from two photographers and at twelve I published the portrait of my school caretaker on a very important Italian communist newspaper (Manifesto). My companion is a photographer, I am not/not me …and at school I wasn”t good at all».

7) How does your choice of subject matter for your books/projects reflect on who you are as a person/photographer? Is photography personal or professional for you?

Stefano: «I think my photographic research really reflects what I am. I often choose isolated subjects, which deals with other visual arts, with sociology sometimes. I am this huge hotchpotch, photography becomes a private matter when I don’t practise… it’s the sign of a deep disease».

Ippolito: «I believe one’s work cant be separated from one’s life vision, I don’t think there are objective positions. When communicating something, one’s life experience plays a fundamental role, it guides you towars a specific position in relation to the world itself and people. In my work I always let emotions guide me, and thanks to techncal tools, I try to make them converge in a project that reflects professional standards, which you know, were approved only for their communicative funcionality.»

8) Name 1 film and 1 book (not photo) that has made you who you are today.

Stefano: «Apocalypse Now (Francis Ford Coppola) / Dangling Man (Saul Bellow)».

Ippolito: «Big Deal on Madonna Strett (M. Monicelli) / Zen and the Art of Motorcycle Maintenance (Robert M. Pirsig)».

9) Workshops held by two photographers at the same time are pretty rare: what is their added value, in your opinion?

Stefano: «The sum of two complementary but independent visions. Before holding this workshop I had the chance to appreciate Ippolito’s vision and originality, we talked a lot and about various themes like cinema, art, politics. All those talks increased my personal and professional esteem. I already held him in high esteem during the collaboration for the creation of the multimedia “Blanco”. This workshop is the consequence or, better, the carrying on of the talks and the theoretical experiments we did during the last years».

10) How will your teammate complete your vision and build a dialogue with you during the workshop?

Stefano: « Surprising me as he always did when we worked together.
Two different personalities that anticipate a stimulating working climate that will make it possible for students to restore and rediscover not only their own photographic abilities, but also their personalities, learning how to assume their own responsibilities even if when these seems to be risky. Everything is based on passion, it’s fundamental to recognize and trust it.

Stefano let himself pervade and guide by the reality he lives in and his works reveal this empathy with the subjects he chose, often isolated and abandoned to themselves. His shots represent therefore a sort of existential opportunity.

Ippolito’s spontaneousness and instinctivity towards his professional experience convey a great sense of security and responsibility related to a lucid awareness of the contradictions of the society he observes, in which he moves critically without getting absorbed by it. Stefano’s sincere harshness together with Ippolito’s acute and cutting attitude will interact welcoming and meeting students’ requirements without losing imagination spur.