Susanna M. thoughts on “New York reports”

“Abituata a fotografare palazzi, architetture, oggetti e strade deserte, per l’intera settimana del workshop mi e’ stato chiesto di fotografare persone.

Ho passato le mie giornate sulla 5th Avenue – in omaggio a Bruce Gilden, fotografo di cui ammiro il lavoro – cercando di portare a casa scatti rubati dalla strada. Ho scattato da più vicino possibile, con il flash per attirare l’attenzione e consegnarmi alle reazioni dei passanti che hanno reagito per lo più con spavento, irritazione, sorpresa e raramente con una risata.

Mi sono immaginata a teatro: ad immortalare gli attori sul palco, nel mezzo della scena, nella loro miglior posa.

Eppure ho avuto paura quando mi è stato chiesto in lacrime di cancellare quella foto e quando sono stata rincorsa per non avere nessun diritto di ritrarre senza autorizzazione persone in un luogo pubblico.

Ho dovuto fingere di non capire l’inglese, parlato spagnolo, gesticolato, spiegato il mio progetto a quelli che mi chiedevano spiegazioni e dato il mio numero a sconosciuti che in realtà ne approfittavano per invitarmi fuori a cena.

Alcuni hanno cambiato marciapiede inclinandosi come si scansa un mitra, altri si sono giustificati per credenze religiose.

Non avevo idea di quanto terrore potesse suscitare una foto.

Mi chiedo da dove nasca tanta riservatezza in una società dove tutti fanno a gara per mettersi in mostra su facebook e sui giornali.

Ho avvicinato solo chi mi è piaciuto, eppure credo di averne lusingato ben pochi.

Ringrazio Davide, Maurizio, Laura, Bob, tutti i miei compagni di corso e vi lascio con una citazione del grande Gilden:

If you can smell the street by looking at a photograph, then it’s a street photograph.”